2016: dalla Scozia all’Italia

ORIO AL SERIO – MANCHESTER: 1.600 KM

12 luglio 2016

Bici imbarcata, bagaglio essenziale (30 kg), clima tropicale (in Italia!!!), forma fisica impeccabile 🙂

Pronto per una nuova avventura in solitaria, questa volta in terra d’Albione.

Volo notturno con Ryanair, destinazione Manchester.

Arrivo previsto: ore 22,30. Niente albergo, in qualche modo me la caverò, avventura…

MANCHESTER – SCORTON (LANCASHIRE): 80 KM

13 luglio 2016

Arrivato nel piccolo aeroporto di Manchester in piena notte, scopro che… si muore di freddo. Son passato dai 30 gradi in Italia ai 10 della notte inglese. Decido di dormire in aeroporto e partire al mattino presto. Passo mezz’oretta sulle panchine, ma sono di una scomodità estrema. Vedo altre persone che dormono serenamente. L’ambiente è tranquillo e sicuro, ma di dormire non se ne parla.

Decido quindi di assemblare la bici, sistemare i fari e partire in piena notte. Obiettivo è andare verso nord, verso la selvaggia Scozia. Mi sono proposto di fare almeno 100 km. Non ho una vera e propria meta, anche se, come prima tappa, mi piacerebbe arrivare nell’antica città di Lancaster.

Parto. Mi piace sempre moltissimo la sensazione di diversità che provo quando vado all’estero: lingua differente (riuscirò prima o poi a imparare l’inglese?), moneta diversa, cambio di fuso orario, cartelli stradali nuovi e strani, rifiuto del sistema metrico e distanze in miglia. E poi, fondamentale per me che viaggio in bicicletta, la diversità di marcia: sulle strade inglesi si viaggia a sinistra. Che mondo al contrario!!!

Buio, freddo, e inizia anche a piovigginare. Chi ben comincia… non demordo. Che strada prendere? L’importante è uscire dalla zona dell’aeroporto. Tutte le strade sono immense, sembrano autostrade (e forse lo sono davvero). Pedalo per un paio d’ore; il bagaglio che mi porto appresso è pesante, ho inizialmente problemi di stabilità con la bici che tende a impennarsi; pian piano, però, trovo il giusto equilibrio; più che altro spero che la mia compagna non abbia problemi.

Stanco morto arrivo in pieno buio in uno di quei villaggi con le casette a schiera tutte uguali che caratterizzano i sobborghi delle grandi città inglesi. Nei dintorni c’è un parco. Decido di accamparmi lì. Sacco a pelo, avvolto da un grande celophane perché il prato è umido. Mi addormento. Inizia nuovamente a piovere. Mi sposto sotto un albero. Cerco nuovamente di addormentarmi. Il vento ulula. Sensazione strana: è buio e sono in un luogo sconosciuto. Sono troppo stanco per aver paura. Paura di cosa, poi? Ho in tasca un coltellino serramanico molto affilato…

Dopo un’oretta, con una luce soffusa in lontananza, decido di ripartire. Sta per albeggiare. Sono più stanco di prima. Le prime luci e la consultazione di alcune mappe sul cellulare mi fanno capire dove sono arrivato… purtroppo devo aver girato un po’ a zonzo perché sono ancora a Manchester 🙁 zona Old Trafford, dove c’è il famoso stadio della squadra di calcio più titolata d’Inghilterra (che purtroppo, però, non riesco a vedere).

Con l’arrivo del sole, la temperatura diventa accettabile. Il cielo sembra muoversi con una velocità spaesante e cambia continuamente di colore: rare volte azzurro, spesso grigio, a tratti nero. Caldo e freddo, freddo e caldo. Prevale il freddo purtroppo. Spero di adeguarmi presto al nuovo clima. Non stento a credere che gli inglesi fossero un popolo di navigatori con colonie in tutto il globo. Anch’io, fossi nato inglese, non sarei stato tutta la vita in un luogo che sembra non conoscere l’estate.

Decido di non viaggiare a caso verso nord, ma navigare per tappe intermedie. Per scegliere i paesi significativi da attraversare e visitare mi lascio guidare dalle suggestioni, dalle storia e dai nomi delle squadre di calcio: Bolton, Blackburn, Preston…

Vedo diverse università. Wow. Lì sì mi sarebbe piaciuto studiare. Svettano, immerse nel verde di grandi prati che le circondano. Edifici moderni in vetro e acciaio. Formicolano intorno studenti universitari, tutti in divisa. In un paese dove gli abitanti non conoscono l’eleganza e si vestono in maniera inguardabile, specie il genere femminile, vedere ragazzi in giacca e cravatta e ragazze vestite elegantemente fa un certo effetto.

E’ pomeriggio. Sono entrato in piena campagna inglese. Prati verdi. Qualche cittadina carina. Sono nel Lancashire, la patria delle pecore. Milioni di questi animali mi fanno compagnia, belando beati nei campi recintati che costeggiano la strada. Sono le famose enclosures. Non esistono campi pubblici in questa zona dell’Inghilterra: la campagna è ben tenuta, verde, pulita, sembra un grande giardino, ma è tutta recintata e inaccessibile.

Inizio a pensare dove andare a dormire. Mi sono proposto, come tratto distintivo della mia avventura, di vivere francescanamente e non spendere più di 25 sterline al giorno. Niente alberghi, quindi. Ho con me la tenda. Mentre inizio a pensare al da farsi, la fortuna mi assiste e mi strizza l’occhio. Un cartello indica un camping a una decina di miglia, nella sconosciuta cittadina di Scorton. Arrivato scopro che non è nemmeno una cittadina, è solo un camping in mezzo alla natura. E’ carino e ben tenuto. Monto la mia mini-tenda e finisce la mia prima giornata di avventura. Sono esausto e dolorante. Ma il sole, che si mostra all’orizzonte poco prima di tramontare, mi rincuora e rasserena.

Sono felice per l’avventura di oggi, anche se ho percorso meno chilometri di quanti ne avessi previsti. Inizio a pensare ai prossimi giorni… Qual è la mia meta? Dove voglio arrivare? L’estremo nord della Scozia mi piacerebbe. Amo la geografia delle cartine e sarebbe bello raggiungere e vedere il capo di John o’ Groats. E da lì prendere un battello e raggiungere le isole Orcadi. O forse le Shetland più a nord. E le Far Oer? Chissà come saranno quei posti estermi…

Mentre penso e sogno ad occhi aperti, mi addormento.