Croazia

Guerra in Croazia (1991-1995)

Le elezioni croate della primavera del 1990 avevano visto vincere i nazionalisti di Franjo Tuđman.

Nell’estate del 1990, nella regione montuosa della Krajina (ai confini con la Bosnia), a maggioranza serba, venne proclamata la formazione della Regione Autonoma Serba della Krajina. In un clima di tensione sempre più forte, i Serbi bloccarono per un certo periodo le strade percorse dai turisti che si recavano per le vacanze in Dalmazia. Il 2 settembre si tenne nella stessa regione un referendum per l’autonomia e per una possibile futura congiunzione con la Serbia.

Il 19 marzo 1991 si svolse in Croazia un referendum per la secessione del Paese dalla Jugoslavia. La consultazione venne boicottata nella Krajina. Qui la maggioranza serba mosse i primi passi per la secessione dalla Croazia.

Il 9 aprile 1991 il presidente Tuđman annunciò la costituzione di un esercito nazionale croato (Zbor Narodne Garde, Guardia Nazionale Croata).

La dichiarazione di indipendenza (25 giugno 1991), conseguenza diretta dei risultati del referendum, provocò nel luglio 1991 l’intervento militare jugoslavo, deciso a non permettere che territori abitati da Serbi fossero smembrati dalla Federazione e slegati dalla “madrepatria serba”. La teoria nazionalista serba diventa così ideologia portante di tutta la Jugoslavia e delle sue guerre.

Il simbolo della guerra serbo-croata è divenuto l’assedio alla città di Vukovar, nella Slavonia (25 agosto – 18 novembre 1991), un territorio in cui Serbi e Croati riuscivano a convivere, fino a poco tempo prima, serenamente. La città fu bombardata e quasi tutti gli edifici furono pesantemente danneggiati o rasi al suolo dall’Armata Popolare Jugoslava.

Il 7 ottobre 1991 una forte esplosione colpì la sede del governo a Zagabria, durante una riunione a cui partecipava Tuđman. Il governo croato accusò i vertici dell’JNA di essere responsabili dell’attacco, mentre l’esercito jugoslavo asserì che l’esplosione fosse opera delle stesse forze di Tuđman. Il giorno seguente il parlamento croato sciolse ogni residuo legame con le istituzioni federali. L’8 ottobre 1991 venne proclamato giorno dell’indipendenza croata. Il 19 dicembre 1991, nel periodo in cui infuriava maggiormente la guerra, i Serbi della Krajina proclamarono ufficialmente la nascita della Repubblica Serba della Krajina ed è da questo punto che scaturì la Guerra di indipendenza croata.

Il 4 gennaio 1992 entrò in vigore il quindicesimo cessate il fuoco, per un certo periodo rispettato da entrambe le parti. L’JNA si ritirò dalla Croazia entrando in Bosnia, dove la guerra non era ancora iniziata, mentre la Croazia (assieme alla Slovenia) venne riconosciuta ufficialmente dalla CEE (15 gennaio) ed entrò a far parte dell’ONU (22 maggio).

Nei mesi successivi il conflitto continuò su piccola scala e le forze croate tentarono di riconquistare le città passate sotto il controllo serbo, in particolare nell’area di Ragusa  e Zara. Nel settembre 1993, nell’ambito dell’operazione della sacca di Medak (Medački džep) contro i Serbi di Krajina, i Croati, guidati dal generale Janko Bobetko, compirono una serie di crimini contro l’umanità e di violazioni del diritto internazionale di guerra.

Nel frattempo la Croazia venne coinvolta pienamente nella guerra in Bosnia ed Erzegovina (iniziata nell’aprile del 1992),  sostenendo finanziariamente e militarmente i Croati di Bosnia. Nel 1993, scoppiò la guerra  fra Croati di Bosnia e Bosgnacchi (cittadini bosniaci di religione musulmana). I croati avevano infatti proclamato il 28 agosto 1993 la Repubblica Croata dell’Herceg Bosna con lo scopo di aggregare la regione di Mostar alla Croazia. Franjo Tuđman partecipò ai colloqui di pace fra Croati di Bosnia ed Erzegovina e Bosgnacchi, conclusi con gli accordi di Washington (1º marzo 1994). Gli statunitensi imposero la creazione di una Federazione Croato-Musulmana, e di un’alleanza ufficiale tra Croazia e Bosnia ed Erzegovina. Tuttavia sembra che Tuđman più volte si sia incontrato con Milosević allo scopo di spartire, anche con le armi, la Bosnia ed Erzegovina tra Croazia e Serbia.

Operazioni Lampo e Tempesta

Nel novembre del 1994, Croazia e Stati Uniti firmarono un accordo militare che portò alla costruzione di una centrale operativa nell’isola di Brazza, dove la compagnia militare privata Military Professional Resources Inc, su contratto del Pentagono, addestrava l’esercito croato su tattiche e operazioni di guerra. Obiettivo era la riconquista del territorio controllato dai serbi.

Le operazioni militari in Krajina  provocarono il massacro di 1.400 civili da parte delle truppe croate e costrinsero alla fuga migliaia più di 200.000 civili serbi.

La guerra si concluse pochi mesi dopo, con la ratifica degli accordi di Dayton, nel dicembre 1995. Gli accordi prevedevano che i territori a forte presenza serba nell’est del Paese (Slavonia, Baranja e Sirmia) fossero temporaneamente amministrati dalle Nazioni Unite (UNTAES). L’area fu formalmente reintegrata nella Croazia il 15 gennaio 1998. La Krajina, rioccupata militarmente dall’Esercito Croato, con la conquista della città di Knin (ex autoproclamata Capitale dei secessionisti), negoziò una reintegrazione nella Repubblica Croata.