Macedonia

Conflitto nella Repubblica di Macedonia del 2001

Il Conflitto nella Repubblica di Macedonia del 2001 fu un confronto armato svoltosi tra gennaio e novembre di quell’anno.

Il conflitto scoppiò quando l’Esercito di Liberazione Nazionale albanese attaccò le forze di sicurezza della Repubblica di Macedonia all’inizio del gennaio del 2001.

L’8 settembre 1991 nella Repubblica Socialista di Macedonia si tenne un referendum nel quale un’ampia maggioranza dei votanti (oltre il 95,5%) votò a favore dell’indipendenza dalla Jugoslavia, Il 20 novembre dello stesso anno entrò in vigore la Costituzione della nuova Repubblica di Macedonia (approvata il 17 novembre 1991).

Contrariamente a quanto avvenne per altre ex repubbliche jugoslave, nella separazione della Repubblica di Macedonia non vi furono conflitti né spargimenti di sangue. Durante l’epoca jugoslava la popolazione slava si considerava “macedone” mentre i gruppi minoritari appartenenti ad altre etnie (principalmente albanesi) mantenevano una propria identità culturale e politica.

Fino al 1998 lo Stato venne guidato dagli ex socialisti del SDSM (Unione Socialdemocratica di Macedonia) che evitarono che il paese fosse coinvolto in qualunque tipo di conflitto. Negli anni ’90 aumentò la pressione sul governo per l’eccessiva corruzione e questo perse la maggioranza alle elezioni parlamentari del 1998 in favore di una coalizione composta da partiti nazionalisti.

La nuova coalizione al governo si trovò faccia a faccia con enormi problemi e perciò perse l’appoggio popolare; scandali e difficoltà travolsero il governo. Le relazioni tra la maggioranza andarono peggiorando sotto il peso di questa situazione politica. Gli albanesi in Macedonia chiedevano maggiori diritti culturali e d’educazione, così come una rappresentanza nel governo, forze armate e polizia speciale. Nel frattempo bande di contrabbandieri dei paesi confinanti operavano attivamente nel paese già dagli anni ’90, con un giro d’affari sostenuto dagli embarghi delle Nazioni Unite contro la Jugoslavia, mentre il governo del SDSM non faceva niente contro la loro attività.

Le tensioni etniche vennero inasprite dalla guerra del Kosovo, che provocò l’afflusso di 250.000 albanesi kosovari in cerca di rifugio nella Repubblica, e gli episodi di violenza ed i brogli elettorali durante le elezioni presidenziali del 1999. L’Esercito di Liberazione del Kosovo (KLA) fece ripetutamente incursione oltre il confine macedone e stabilì basi e centri da cui spediva i combattenti nell’area kosovara. In breve tempo alcune bande albanesi formarono dei corpi armati propri: dovunque i boss della criminalità organizzata sentivano minacciati i propri interessi era possibile trovare uomini armati al loro servizio, dotati di armi a basso prezzo, che erano largamente presenti nella Repubblica dopo la crisi in Albania nel 1996, e la stessa guerra del Kosovo.

Negli anni ’90 gli alti ufficiali del governo erano spesso coinvolti nel traffico del contrabbando verso e dal Kosovo e l’Albania, dove venivano organizzato dagli albanesi. Il contrabbando di armi verso il Kosovo aumentò durante la crisi del 1998 e nel 1999, quando le basi di smercio si trovavano in villaggi sul confine settentrionale macedone. Era largamente diffuso il contrabbando di carburante, narcotici, tabacco, schiavi bianchi e anche cioccolata, e la classe politica macedone non faceva nulla per arrestarlo proprio dietro pagamento di tangenti, rimuovendo chi osasse protestare. Nel momento in cui i percorsi di contrabbando cambiarono e gli albanesi cominciarono a muoversi contro il governo macedone, le tensioni etniche arrivarono al culmine, e l’NLA cominciò ad attuare attacchi armati contro la polizia, l’esercito e le infrastrutture pubbliche come le ferrovie.

Le prime azioni da parte degli albanesi in Macedonia avvennero nel tardo 2000 e nel primo 2001, soprattutto lungo il confine macedone con il Kosovo, ormai amministrato dalle Nazioni Unite. Gli insorti agivano in maniera simile a quella osservata in Kosovo dal 1997 al 1998, cioè prendevano possesso gradualmente di un villaggio dopo l’altro. Tali azioni erano inizialmente “pacifiche”, dato che la popolazione non-albanese veniva “incoraggiata”, senza violenza, a lasciare tali villaggi. Ma nel gennaio-febbraio del 2001 cominciarono le azioni di combattimento contro le autorità legittime.

Sulle prime il governo non fece niente contro questa situazione perché ricevette assicurazione che quel che stava succedendo non era diretto contro la Macedonia. Soddisfatti della risposta e delle tangenti, le autorità aspettarono quasi due mesi, cosicché la situazione si trovò ormai fuori da ogni controllo, e il governo fu preso di sorpresa.

Nel gennaio 2001 apparve sulla scena del combattimento un gruppo armato che si faceva chiamare l’Esercito di Liberazione Nazionale (NLA), rivendicando la responsabilità degli attacchi alle forze di polizia.

Le rappresaglie macedoni non riuscirono a completare del tutto le loro operazioni contro i ribelli albanesi, perché furono bloccati nel frattempo dalle forze della NATO che ordinarono ai macedoni di cessare il fuoco così da aprirsi via libera nel salvare i rimanenti guerriglieri albanesi che oramai erano circondati dalle forze speciali macedoni. La Macedonia reagì con le sue unità: “Tigri” (le Tigri), i protagonisti “Lavovi” (i Leoni) e “Volci” (i Lupi). Dopo molti attacchi alle forze di sicurezza macedoni, i macedoni presero le strade di alcune città, attaccando e dando fuoco a negozi di proprietà di albanesi, moschee e abitazioni.

Con l’accordo di Ocrida (2002) i ribelli si trovarono d’accordo a cessare il fuoco e il governo macedone garantì che avrebbe migliorato i diritti dei cittadini di etnia albanese, cioè il 25,3 % della popolazione. Questi diritti inclusero il riconoscimento dell’albanese come lingua co-ufficiale, aumentando la partecipazione degli albanesi nelle istituzioni governative, nella polizia e nell’esercito. Inoltre il governo macedone accettò di attuare un nuovo modello di decentralizzazione. La parte albanese accettò di lasciar perdere tutte le richieste separatiste e riconobbe pienamente tutte le istituzioni macedoni.